Sgambati su "Fabbrica e Società": «Pomigliano apripista di uno storico percorso di Fiat»

NAPOLI - «Nessuno avrebbe immagi­nato, persino noi, di ricevere un giorno la notizia che la Fiat sarebbe entrata nella gestione della quasi fallita Chrysler». Esordisce così sulla rivista nazionale della Uilm, “Fabbrica Società” il leader della Uilm Campania, Giovanni Sgambati parlando degli avvenimenti recenti che hanno riguardato Fiat. «E’ successo – scrive Sgambati - nel lontano gennaio del 2009 mentre ci preparavamo a svol­gere una assemblea con i lavoratori in Cassa Integrazione dello stabilimento G.B. VICO di Pomigliano. Nell’aria era percepibile il clima di incredulità anche da parte di molti opinionisti che da­ vano per spacciata la casa automobi­listica di Torino. Noi ci abbiamo creduto». «Ed è stato questo – aggiunge il segretario generale della Uilm Campania - il precedente che ci ha guidato con successo all’accordo di Pomigliano. Unico caso in cui una pro­duzione è rientrata nel nostro Paese con un investi­mento consi­stente per am­modernare l’im­pianto. Le ostilità a questo proget­to sono sotto gli occhi di tutti, dato che tut­tora ancora as­sistiamo a qual­che strascico intriso dalla de­magogia e ca­ratterizzato dall’antagoni­smo»

«A inizio di quest’anno – ricorda Sgambati - si è completata l’acquisizione totale di Chrysler da parte di Fiat e il 29 gennaio è nata la nuova società con un logo che unisce la storia delle due case e si posiziona come settimo produttore mondiale di automobili. Certo, rimane una sfida ancora tutta da realizzare, nonostante il masochi­smo di tanti opinionisti italiani che, dopo aver avversato Fiat e il suo ma­nagement guidato dal Presidente John Elkann e dall’Ad Sergio Marchionne, oggi continuano ad insistere esclusiva­mente sull’inidoneità della scelta della sede legale in Olanda e di quella fi­scale nel Regno Unito».

«Non è stata ancora ben valo­rizzata, - fa notare il leader della Uilm - come invece sarebbe acca­duto in casi analoghi trattati in altri contesti europei, la forte capacità di in­tegrazione che potrà esserci nella progettazione di motori e vetture, so­prattutto nel settori Premium, come già dimostrano i successi dei “brand” Ma­serati e Ferrari. Finirà che toccherà a noi valorizzare anche questo aspetto». «L’industria tricolore, - conclude Sgambati - non solo ha saputo difendersi, ma, come è stato per Pomigliano, è riuscita a proporre novità attraverso il consenso dei lavo­ratori e sapendo accettare la sfida in ballo. Rimane un lungo tratto che noi vo­gliamo percorrere: coordinare tutte le realtà sindacali della nuova società e, con il tempo, non solo sviluppare si­stemi di partecipazione e condivisione dell’impresa, ma assumere le respon­sabilità nel condividere le strategie per un futuro in cui FCA possa salire ai piani alti dei produttori mondiali per re­starci “alla grande”. Una visione che, solo immaginata, sbugiarda i tanti “gufi” schierati contro una storica im­presa».

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